Il vincolo “Made in UE” applicato al nuovo iperammortamento 2026 è destinato a scomparire.
L’annuncio arriva direttamente dal Governo, e segna un possibile cambio di rotta rilevante nella politica industriale italiana.
Durante Telefisco 2026, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha infatti confermato l’intenzione dell’esecutivo di eliminare ogni limitazione territoriale sull’origine dei beni strumentali agevolabili, superando la clausola introdotta dalla legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025).
Una presa di posizione politicamente netta, che risponde alle criticità emerse sin dalle prime letture della norma e che potrebbe sbloccare numerosi investimenti oggi sospesi.
Il vincolo Made in UE nella legge di Bilancio 2026
Nella sua formulazione vigente, il comma 427 dell’articolo 1 della legge 199/2025 subordina la fruizione dell’iperammortamento alla condizione che i beni:
siano “prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo”.
Il beneficio consiste in una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto pari a:
- 180% fino a 2,5 milioni di euro;
- 100% tra 2,5 e 10 milioni;
- 50% tra 10 e 20 milioni.
Il successivo decreto interministeriale MIMIT–MEF, adottato in attuazione del comma 433, ha costruito un articolato sistema probatorio:
- certificati di origine camerale;
- dichiarazioni del produttore;
- rinvio ai criteri di origine non preferenziale del Codice doganale UE;
- disciplina specifica per i beni immateriali (software).
Un impianto complesso, pensato per presidiare il requisito territoriale, ma che ha generato forti criticità applicative.
L’annuncio a Telefisco: stop alle restrizioni geografiche
Nel corso di Telefisco 2026, il viceministro Maurizio Leo ha chiarito che l’intenzione del Governo è quella di superare integralmente il vincolo Made in UE, consentendo l’agevolazione indipendentemente dal luogo di produzione del bene.
La motivazione è esplicita:
mantenere barriere territoriali rigide rischia di rallentare il processo di ammodernamento del sistema produttivo, soprattutto in settori ad alta intensità tecnologica, dove molte soluzioni hardware e software provengono da fornitori extra-europei.
Le alternative valutate (e scartate)
Prima di arrivare alla scelta di eliminare del tutto il vincolo, l’analisi tecnica condotta da MEF e MIMIT aveva valutato soluzioni intermedie, poi accantonate:
- estensione ai soli Paesi del G7, scartata perché avrebbe creato asimmetrie difficilmente giustificabili sul piano commerciale e diplomatico;
- estensione ai Paesi dell’unione doganale, ritenuta insufficiente perché avrebbe comunque escluso fornitori strategici per l’industria italiana.
La conclusione è stata che qualsiasi delimitazione geografica selettiva avrebbe prodotto più distorsioni che benefici.
Quando entra in vigore la modifica?
Ed è qui il punto cruciale per le imprese.
L’annuncio di Telefisco ha valore politico, ma non produce effetti giuridici immediati.
Fino all’approvazione di un intervento legislativo formale, il testo vigente della legge di Bilancio continua ad applicarsi nella sua formulazione attuale.
La modifica sarà inserita:
- nel prossimo provvedimento legislativo utile;
- con contestuale adeguamento del decreto interministeriale MIMIT–MEF, oggi costruito interamente attorno al requisito di origine.
Effetti pratici dell’eliminazione del vincolo
La rimozione del Made in UE avrebbe un impatto rilevante su più livelli.
1️⃣ Semplificazione procedurale
Verrebbe meno l’intero apparato documentale:
- certificati di origine;
- dichiarazioni del produttore;
- attestazioni di sviluppo sostanziale per il software.
Un alleggerimento significativo degli oneri amministrativi per imprese e fornitori.
2️⃣ Maggiore neutralità tecnologica
L’iperammortamento tornerebbe a premiare:
- la funzione del bene;
- il contributo alla digitalizzazione e all’automazione;
non la sua provenienza geografica.
3️⃣ Sblocco degli investimenti
Molte imprese hanno oggi investimenti congelati in attesa di chiarimenti.
La rimozione del vincolo ridurrebbe il rischio normativo e favorirebbe decisioni di investimento più rapide.
Cosa devono fare oggi le imprese
Nel frattempo, prudenza operativa.
Chi sta pianificando investimenti in beni strumentali di origine extra-UE ha davanti a sé tre opzioni:
- attendere la modifica normativa, rinviando l’investimento;
- procedere assumendo il rischio normativo, confidando nel recepimento dell’annuncio;
- valutare soluzioni alternative temporanee per rientrare nell’attuale perimetro UE/SEE.
Ogni scelta va ponderata caso per caso, anche alla luce delle tempistiche di consegna e di messa in funzione dei beni.
Conclusione
L’eliminazione del vincolo Made in UE rappresenterebbe una svolta strutturale per l’iperammortamento 2026, rendendo la misura:
- più coerente con le reali catene del valore industriali;
- più semplice sul piano documentale;
- più efficace come leva di politica industriale.
Ma fino alla modifica legislativa, la norma vigente resta applicabile.
Ed è proprio in questa fase di transizione che diventa essenziale distinguere tra annunci politici e diritto positivo.w






